La storia di

Michele del rifugio Vivi gli animali

https://www.viviglianimali.it/

Da bambino mi aggiravo spesso per casa camminando a quattro zampe e imitando i versi di animali che avevo scoperto su libri di racconti o album di figurine. Ho sempre pensato, fin da allora, che il mondo potesse e dovesse essere un posto per tutti: per noi animali umani e gli altri animali, con code, ali, criniere, zampe fatte per correre veloci come il fulmine.

Ma il mondo si è rivelato ben presto un campo di violenza e di grandi ingiustizie, in cui gli altri animali avevano solo ruoli che facessero comodo agli uomini. Da compagnia o carne da macello, da guardia o da divertimento negli zoo e nei circhi, per “offrirci” latte, lana, pelliccia o farci commuovere o ridere nei cartoni animati o nei telefilm di Lassie, Furia, RinTinTin (cane antenato del commissario Rex)…

Ho spesso sofferto l’impotenza di non riuscire a convincere i tanti che mi guardavano o ascoltavano stupiti, infastiditi, annoiati dalle mie scelte, dai miei desideri di cambiamento che molti chiamavano semplicemente sogni. E così, oltre a raccontare le cose che non accettavo, ho iniziato a fare.

Oggi, a Collegno, nel cuore del Parco agrofluviale della Dora Riparia, c’é un rifugio per animali (da tutti chiamati semplicemente da fattoria o, molto più cinicamente, da reddito) che l’associazione Vivi gli Animali, che ho fondato con pochi amici e amiche, ha salvato da maltrattamenti, macellazione, abbandoni.

Mucche, cavalli, asini, maiali, pecore e capre, conigli, galline, oche.

Animali conosciuti dai più come merce, “macchine” che producono cibo, e non come esseri viventi e senzienti, capaci di emozioni: affetto e riconoscenza, amicizia, dolore, gioia, paura.

Dopo essere stati salvati, nel nostro rifugio gli animali vengono curati, nel corpo e nella mente, vengono aiutati ad avere di nuovo voglia di vivere e, anzi, a iniziare una nuova vita, finalmente libera e senza terrore. E, ogni volta, anche noi impariamo a conoscerli e rispettarli nella loro diversità, nel loro bisogno di esprimersi e relazionarsi, nella speranza di far dimenticare le violenze subite.

Nella nostra fattoria, “diversa” da tutte le altre, gli animali tornano a essere soggetti e non cose, qualcuno e non qualcosa.

Lo facciamo da parecchi anni, per offrire un senso di concreta solidarietà a questi animali, fatti nascere per essere parte di una “catena di produzione alimentare” senza soste, “fatti nascere per morire”. Grazie all’uso di campagne pubblicitarie quasi totalmente basate su disinformazioni gravissime, “l’industria della carne” spaccia maltrattamenti tremendi e quotidiani per aspetti naturali e ordinari dell’allevamento intensivo.

Così, il nostro rifugio, da anni, è diventato un “fortino” contro l’insensibilità. Non chiediamo agli altri di amare gli animali come li amiamo noi, ma chiediamo rispetto, disponibilità a conoscere, curiosità ad approfondire una realtà che tanti hanno sempre cercato di considerare “invisibile”. In questa direzione si è posta anche la recente realizzazione di una mostra fotografica che ha come scenario la fattoria/rifugio, i nostri animali e i tanti bambini che ci vengono a trovare. Foto che raccontano come siano spontanei, immediati e sempre positivi i contatti di animali e bimbi, soprattutto quando questi ultimi non hanno subìto i tanti condizionamenti negativi dettati da false informazioni e tradizioni “manipolate” (“gli animali non soffrono”, “è sempre stato così”,“sono nati per essere usati dagli uomini”, “gli animali sono sporchi, non ti avvicinare”, “stai attento che ti mordono”). I bambini, lebambine e tutti coloro che vengono a visitarci “scoprono” potenziali amici che forse non hanno mai visto da vicino e non hanno mai conosciuto così. E gli animali, nonostante le violenze subìte prima di essere stati salvati e portati al rifugio, quasi come in una magia, spesso imparano a fidarsi di nuovo e si avvicinano curiosi, desiderosi di socializzare.

Con quegli occhi in cui, dopo tantissimi anni, continuo ancora a perdermi.

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