Fare pace

con la Terra

In principio erano i semi

 

di Monica Lanfranco www.monicalanfranco.it

 

Prima, ben prima di arrivare sulle nostre tavole, il cibo (a parte chi mangia carne e pesce) è seme. 

Ed è proprio dal seme che prende spunto il lavoro della grande iniziatrice del movimento per la ‘buona’ globalizzazione, quella dei diritti, della salvaguardia della biodiversità del pianeta, dell’ecosistema sostenibile: Vandana Shiva

Il suo racconto inizia con il seme della senape, che in India è uno degli elementi più importanti nel ciclo della vita: serve per disinfettare, per lenire e ammorbidire la tenera pelle dell’infanzia e quella provata e secca delle persone anziane, è usata per conservare il cibo. Quando la multinazionale Monsanto, intorno al 2000, decise di occupare ampie porzioni di terra in India per coltivare la soia transgenica, che quindi con il vento si propagava liberamente nei campi tradizionali, l’unico mezzo che le famiglie contadine ebbero per richiamare l’attenzione del mondo su quello che si configurava come un disastro ecologico fu di suicidarsi in massa. 

Oggi, grazie alle banche dei semi organizzati anche dalla Shiva con la collaborazione di numerose associazioni internazionali per la salvaguardia della biodiversità il pianeta ha la possibilità di non vedere dispersa la grande ricchezza che puà salvare dalla morte per fame miliardi di persone. Ma dai movimenti per la salute e la nutrizione si lancia un monito definitivo: nel 2030 non vi sarà più terra coltivabile disponibile, se non distruggendo le foreste pluviali (o ciò che ne resta), con un degrado irreversibile dell’ecosistema. E questo chiama in causa anche lo stile di vita nell’alimentazione. Per esempio l’abuso di alimentazione a base carnivora: la produzione di 1 kg. di carni (considerando un mix di manzo, pollo e suino), contenente circa 230 gr. di proteine, sufficienti al fabbisogno alimentare specifico per 4,6 persone (in media di 50 gr. pro-capite), richiede 6.700 litri di acqua, 152 m2 di terra, e genera 0,0063 kg. equivalenti di gas serra. La produzione di 1,2 kg. di vegetali (considerando un mix di cereali e legumi), contenenti un’identica quantità di proteine, oltre a molti altri nutrienti, richiede invece circa 1200 litri d’acqua, 6,7 m2 di terra, e genera 0,0025 kg. equivalenti di gas serra. 

In sintesi, la produzione di vegetali necessari al fabbisogno umano richiede, rispetto alle carni, solo il 18% dell’acqua, il 4,3% della terra, e genera circa il 60% in meno di gas serra! Numerosi studi confermano che la sola via d’uscita per poter garantire alle future generazioni la disponibilità di cibo, senza distruggere l’ecosistema e provocare catastrofi umanitarie per l’accaparramento delle risorse e la riduzione dell’inquinamento, è rappresentata dal ricorso ad alimenti di origine vegetale. Tale scelta potrebbe infatti risolvere il problema della fame nel mondo, obiettivo delle Nazioni Unite per il 2030, grazie a un rapporto energetico di produzione enormemente più favorevole, a una trasportabilità e stoccaggio decisamente meno complessi, ad una riduzione a livelli sostenibili dell’inquinamento, e pertanto ad un costo globale decisamente inferiore, rendendo possibile un’alimentazione più sana ed etica.